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08 novembre 2023

Andamento gestionale al 30 settembre 2023

Riduzione dei volumi di vendita cemento (-8,1%) e calcestruzzo (-12,0%), per la significativa contrazione della domanda in Europa Centrale ed Orientale e una debolezza meno marcata in Italia e Stati Uniti

Variazione favorevole dei prezzi in tutti i mercati di presenza, tale da controbilanciare la diminuzione delle quantità vendute

Ricavi netti consolidati nei primi nove mesi dell’anno pari a 3.303 milioni, in crescita di circa il 10% rispetto al 2022

Confermato da S&P l’ottimo giudizio sul merito creditizio della società (BBB con outlook stabile), sulla base dei robusti risultati operativi e dell’ampia flessibilità finanziaria

 

Dati Consolidati   Gen-Set 2023 Gen-Set 2022  23/22
Vendite di cemento t/000 20.131 21.914 -8,1%
Vendite di calcestruzzo m3/000 7.742 8.801 -12,0%
Ricavi netti €/m 3.303 3.004  +9,9%
    Set 23 Dic 22 Var.
Posizione finanziaria netta €/m 673 288 385

 

Il Consiglio di Amministrazione di Buzzi SpA si è riunito in data odierna per esaminare sinteticamente l’andamento economico da gennaio a settembre 2023 e la posizione finanziaria netta a fine settembre. 

Nel terzo trimestre, i volumi di vendita realizzati dal gruppo hanno mostrato un andamento negativo, conseguente alla generalizzata debolezza della domanda nei principali mercati di presenza. In linea con il primo semestre, la dinamica si è confermata particolarmente debole in Europa Centrale, Polonia e Repubblica Ceca, mentre in Italia e Stati Uniti il rallentamento è stato più contenuto. A livello consolidato, nei primi nove mesi dell’anno, i volumi di vendita si sono contratti rispettivamente dell’8,1% per il cemento e del 12,0% per il calcestruzzo. Per contro, il rafforzamento dei prezzi di vendita, già evidente in tutti i mercati di presenza nel primo semestre, si è confermato anche durante il trimestre estivo.

Il terzo trimestre ha segnato una decelerazione nell’attività economica globale, penalizzato dai sempre più visibili effetti delle politiche monetarie restrittive, dalla persistenza dell’inflazione e dalle tensioni geopolitiche che continuano a pesare sull’attuale congiuntura economica. Il comparto manifatturiero ha chiuso il trimestre in contrazione per il quarto mese consecutivo in settembre, principalmente per la flessione nei settori dei beni intermedi e di investimento, nonostante il risultato positivo nel segmento dei beni di consumo. L’industria dei servizi, seppur restando in espansione, ha poi seguito il generale indebolimento dell’attività economica, iniziando a mostrare i primi segni di rallentamento, mentre la fiducia dei consumatori e delle imprese ha invertito la tendenza rialzista di inizio anno con due ribassi consecutivi ad agosto e settembre. Il debole quadro congiunturale e le rigide condizioni di finanziamento hanno contribuito a moderare le pressioni inflattive, anche se la componente di fondo mostra ancora valori elevati e una discesa più contenuta, influenzata anche dalla solidità del mercato del lavoro. In tale scenario, il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente confermato la frenata del prodotto mondiale sul biennio 2023-2024, prevedendo per l’anno corrente una crescita del PIL globale del 3%.
Negli Stati Uniti, gli ultimi dati disponibili sulla crescita del PIL hanno evidenziato nuovamente la solidità del contesto economico, con il secondo trimestre che ha chiuso in rialzo, grazie principalmente alla resilienza dei consumi e all’aumento degli investimenti non residenziali. Durante i mesi estivi però, si è assistito ad una graduale stabilizzazione dell’andamento congiunturale, con un mercato del lavoro in decelerazione e una maggiore prudenza nel comportamento dei consumatori. Le più recenti stime prevedono per il 2023 una crescita del PIL del 2,1%. Nel trimestre, inoltre, l’aumento delle quotazioni dei carburanti ha condotto ad un incremento del tasso di inflazione (3,7% in settembre), mentre resta in discesa l’inflazione di fondo, sopita dalle restrizioni monetarie.
Nell’area euro, gli ultimi dati pubblici hanno segnalato una stagnazione del PIL durante il secondo trimestre, riconducibile prevalentemente al deterioramento della domanda domestica, considerati gli effetti dell’inflazione sui redditi delle famiglie e l’inasprimento delle condizioni di accesso al credito. Il terzo trimestre è stato poi caratterizzato da un’attività manifatturiera ancora in contrazione e dall’arresto del terziario, che insieme all’allentamento nel mercato del lavoro hanno portato alla revisione al ribasso delle prospettive di crescita sull’anno (0,7%), sintesi tuttavia di importanti divergenze. Tra i principali paesi europei, le pressioni sull’attività economica hanno particolarmente gravato in Germania, mentre Francia e Spagna sono previste in lieve crescita nell’anno.
In Italia, dopo il moderato rialzo nel primo trimestre, il PIL ha subito una riduzione in primavera, in seguito alla flessione del valore aggiunto nell’industria e alla frenata del terziario. Nei mesi primaverili i consumi delle famiglie hanno rallentato e la spesa per investimenti è tornata in flessione, primariamente per effetto della dinamica nel mercato delle costruzioni, influenzata dalla minor spinta delle misure di supporto fiscale. Anche nel terzo trimestre è proseguita la fase di debolezza dell’attività economica italiana; il mercato del lavoro ha mostrato segnali di rallentamento nel bimestre luglio-agosto e le esportazioni hanno risentito della scarsa domanda internazionale. In linea con la tendenza dell’euro zona, il PIL in Italia è previsto in stagnazione sul 2023 (+0,7%). L’inflazione ha continuato la sua discesa, peraltro frenata dalla recente accelerazione delle quotazioni dei carburanti, chiudendo settembre con un tasso del 5,3%.
Per quanto riguarda le economie emergenti, in Cina, la crescita del terzo trimestre ha sorpreso al rialzo, grazie ai consumi e all’attività nel comparto industriale, anche se la crisi nel settore immobiliare pone incertezza sulle prospettive del paese.
Si conferma invece in espansione l’attività economica in Messico, guidata da solidi consumi e investimenti, con una dinamica notevolmente positiva nei settori dei servizi, dell’edilizia e della produzione automobilistica. L’economia del Brasile ha mantenuto durante il trimestre estivo la fase di rallentamento già rilevata in primavera, sia nel comparto manifatturiero che nei servizi. 

Le politiche monetarie delle principali banche centrali hanno confermato un orientamento restrittivo durante il terzo trimestre. La Federal Reserve, dopo un ulteriore incremento a luglio, nel mese di settembre non ha apportato variazioni ai tassi di interesse, pur mostrandosi aperta alla possibilità di nuovi incrementi nei mesi finali dell’anno. La BCE ha invece promosso due rialzi consecutivi a luglio e settembre. In Messico la banca centrale ha confermato l’orientamento restrittivo a settembre, mentre in Brasile il terzo trimestre è stato caratterizzato dall’allentamento delle condizioni monetarie con due ribassi dei tassi consecutivi in agosto e settembre. 

Le vendite di cemento e clinker del gruppo, nei primi nove mesi del 2023, si sono attestate a 20,1 milioni di ton (nel 2022: 21,9 milioni di ton). La produzione di calcestruzzo preconfezionato ha raggiunto quota 7,7 milioni di metri cubi (nel 2022: 8,8 milioni). Il fatturato consolidato è stato pari a 3.303 milioni, in aumento del 9,9% rispetto ai 3.004 milioni nel 2022. L’area di consolidamento è rimasta invariata e le variazioni nei tassi di cambio hanno inciso negativamente per 68,7 milioni. A cambi costanti, il fatturato sarebbe aumentato del 12,2%.


La tabella seguente illustra la ripartizione del fatturato per mercati di presenza.
 

milioni di euro 30/09/2023 30/09/2022 ∆ % ∆ % lfl
Italia 616,1 541,5 +13,8 +13,8
Stati Uniti d'America 1.325,7 1.191,0 +11,3 +13,4
Germania 674,6 607,7 +11,0 +11,0
Lussemburgo e Paesi Bassi 165,2 169,4 -2,5 -2,5
Rep. Ceca e Slovacchia 159,6 152,0 +5,0 +1,9
Polonia 121,7 110,5 +10,1 +8,0
Ucraina 63,6 47,5 +33,8 +60,9
Russia 226,5 215,5 +5,1 +23,0
Elisioni (50,5) (31,2)    
  3.302,5 3.004,0 +9,9 +12,2
         
Messico (100%) 766,4 552,7 +38,7 +24,0
Brasile (100%) 296,9 298,0 -0,4 -1,1

         
La posizione finanziaria netta attiva a fine periodo ammonta a 673,0 milioni, rispetto a 288,2 milioni di fine 2022 e 412,0 milioni a fine giugno. 

Relativamente al merito creditizio della società, Standard & Poor’s ha recentemente confermato il rating a lungo termine “BBB” e quello a breve termine “A-2”, con outlook stabile, sulla base dei robusti risultati operativi e dell’ampia flessibilità finanziaria.

Italia
Le nostre vendite di leganti idraulici e clinker si sono contratte nel terzo trimestre, chiudendo i primi nove mesi dell’anno in moderato rallentamento. La produzione di calcestruzzo è risultata invece stabile nel trimestre, ma ancora negativa a tutto settembre. A pesare sulla dinamica dei volumi sono stati, oltre che la debole domanda nel comparto delle costruzioni, anche l’incremento del flusso di importazioni nel paese e alcuni ritardi verificatisi nei cantieri. I prezzi di vendita hanno invece chiuso il periodo in esame senza variazioni di rilievo rispetto ai livelli già raggiunti nei primi sei mesi, e dunque in netto progresso rispetto allo scorso esercizio. 
Nel complesso, il fatturato è aumentato del 13,8%, passando da 541,5 a 616,1 milioni.

Stati Uniti d’America
Le nostre vendite di cemento, già in calo nel primo semestre, sono diminuite anche nei tre mesi estivi, penalizzate da un certo rallentamento della domanda, oltre che da alcune criticità logistiche lungo il fiume Mississippi. I primi nove mesi hanno chiuso quindi con una flessione dei volumi paragonabile a quella della prima metà dell’anno. Tali dinamiche si sono riflesse anche sulle vendite di calcestruzzo preconfezionato. Al contrario, i prezzi di vendita hanno confermato i livelli del primo semestre, mostrando un buon sviluppo anno su anno, mentre la svalutazione del dollaro (-1,8%) ha penalizzato la traduzione dei saldi in euro.
Il fatturato ha raggiunto così i 1.325,7 milioni di euro, in aumento dell’11,3% rispetto ai 1.191,0 milioni realizzati nello stesso periodo del 2022. Al netto dell’effetto cambio, la crescita sarebbe stata pari al 13,4%.

Europa Centrale
In Germania, l’andamento piuttosto negativo registrato dai nostri volumi di vendita nella prima parte dell’anno è proseguito anche durante il terzo trimestre sia nel cemento che nel calcestruzzo. Tale flessione è da ricondursi prevalentemente al rallentamento nel mercato delle costruzioni, oltre che al meteo sfavorevole. I prezzi di vendita hanno invece confermato il vigore dei primi sei mesi.
Il fatturato complessivo a tutto settembre è risultato pari a 674,6 milioni (607,7 milioni nel 2022), in aumento dell’11,0%. 

In Lussemburgo e Paesi Bassi, le nostre consegne di cemento si sono contratte anche nel terzo trimestre, a causa del calo generalizzato della domanda, sia domestica che dei paesi confinanti. I volumi di produzione nel settore calcestruzzo preconfezionato si sono anch’essi ridotti sui nove mesi, ma in maniera meno evidente. I prezzi di vendita, in entrambi i settori, hanno consolidato una buona crescita rispetto al 2022. 
Il fatturato nel periodo in esame è stato pari a 165,2 milioni, in moderata flessione rispetto all’esercizio precedente (-2,5% rispetto ai 169,4 milioni del 2022).

Europa Orientale
In Repubblica Ceca, il rallentamento nel settore delle costruzioni, già rilevato nel corso del primo semestre, si è confermato anche durante i mesi estivi portando i nostri volumi di vendita di cemento e calcestruzzo (inclusa la Slovacchia) a chiudere su livelli nettamente inferiori rispetto al 2022. I prezzi di vendita in valuta locale hanno continuato a mostrare uno sviluppo favorevole anno su anno. 
Il fatturato si è attestato a 159,6 milioni (152,0 milioni nel 2022, +5,0%) favorito dall’impatto positivo sulla traduzione dei risultati in euro derivante dall’apprezzamento della corona ceca (+3,2%); a parità di cambio la variazione del fatturato sarebbe stata del 1,9%.

In Polonia, i nostri volumi di vendita di cemento e calcestruzzo hanno chiuso il periodo in esame in calo rispetto all’esercizio precedente, in linea con l’andamento sfavorevole della prima parte dell’anno e con il generale contesto di mercato. I prezzi di vendita, invece, si sono confermati in buona crescita rispetto al livello del 2022.
Il fatturato dei primi nove mesi è risultato pari a 121,7 milioni, in aumento del 10,1% sullo stesso periodo del 2022 (110,5 milioni) anche per effetto del lieve apprezzamento della valuta (+1,9%). Al netto dell’effetto cambio, la crescita sarebbe stata dell’ 8,0%.

In Ucraina, nonostante le condizioni di mercato siano fortemente penalizzate dal perdurare del conflitto, nel corso del terzo trimestre le nostre vendite di cemento hanno beneficiato di una certa ripresa, chiudendo i nove mesi in decisa crescita, anche per effetto del confronto con lo scorso esercizio in cui la produzione si era fermata nelle fasi iniziali del conflitto. I prezzi nel trimestre non hanno subito variazioni significative e continuano a registrare una dinamica positiva sui nove mesi in linea con la prima parte dell’anno.
Il fatturato si è attestato a quota 63,6 milioni di euro, in miglioramento del 33,8% (47,5 milioni nel 2022). Il deprezzamento della valuta locale (-20,3%) ha influito negativamente sulla traduzione in euro: a parità di cambio il fatturato avrebbe mostrato un incremento del 60,9%.

In Russia, il management locale che presidia le attività riporta che i volumi di vendita sono stati di poco superiori a quelli dello stesso periodo nell’anno precedente. La variazione dei prezzi di vendita, in valuta locale, è risultata anch’essa favorevole. 
I ricavi netti, quindi, hanno raggiunto i 226,5 milioni di euro, in aumento del 5,1% rispetto ai 215,5 milioni del 2022. Tale variazione è stata significativamente penalizzata dalla svalutazione del rublo (-17,0%); al netto dell’effetto cambio, infatti, il fatturato avrebbe realizzato un incremento del 23,0%.

Messico (valutazione al patrimonio netto)
In linea con la dinamica espansiva del mercato di riferimento, la nostra joint venture ha registrato ottimi risultati anche nei mesi estivi. I volumi di vendita hanno continuato a crescere nel terzo trimestre sia nel comparto cemento che nel calcestruzzo, anche se in modo più contenuto. I prezzi di vendita del cemento sono stati caratterizzati da un ulteriore lieve rafforzamento in valuta locale, mentre nel segmento del calcestruzzo non hanno subito variazioni significative.
Il fatturato, riferito al 100% della joint venture, ha raggiunto i 766,4 milioni di euro, in aumento del 38,7% rispetto a 552,7 milioni realizzati nel 2022, anche grazie all’apprezzamento del peso messicano (+10,5%). A parità di cambio, il fatturato sarebbe aumentato del 24,0%.

Brasile (valutazione al patrimonio netto)
Le vendite della nostra joint venture nei primi nove mesi sono state in leggera contrazione rispetto al 2022. Il risultato, in linea con il rallentamento generale dell’economia durante il trimestre e la debolezza della produzione industriale, ha anche risentito dell’effetto negativo delle abbondanti piogge nella regione sud-est durante il primo trimestre. I prezzi non hanno evidenziato particolari variazioni rispetto a giugno.
Con riferimento al 100% della joint venture, il fatturato in euro è stato pari a 296,9 milioni di euro nel periodo in esame, relativamente stabile rispetto all’esercizio precedente (-0,4%). Anche in termini valutari non si sono verificati movimenti significativi; infatti, la variazione del fatturato a parità di tasso di cambio sarebbe rimasta contenuta (-1,1%).

Evoluzione prevedibile della gestione
I risultati raggiunti nei primi nove mesi dell’anno hanno generalmente confermato, da un lato la debole dinamica della domanda, dall’altro il buon esito della politica commerciale volta a rafforzare il livello dei prezzi su tutti i mercati di presenza.

Le previsioni più aggiornate ci fanno ritenere che il contesto operativo continuerà, anche nell’ultimo trimestre, ad essere influenzato dalla perdurante incertezza legata alla dinamica degli investimenti in costruzioni, spesso rallentati dai maggiori costi dei materiali e di finanziamento. Tuttavia, con riferimento ai nostri mercati, negli Stati Uniti ci attendiamo che la spinta derivante dalla maggior spesa in infrastrutture attribuibili all’IIJA (Infrastructure Investment and Jobs Act) e dagli investimenti industriali legati al Chips Act e all’Inflation Reduction Act, possa tendenzialmente compensare la contrazione nell’edilizia residenziale. Prevediamo inoltre un andamento abbastanza stabile anche in Italia, sostenuto dal positivo contributo dei piani di sviluppo delle infrastrutture. In Europa Centrale, Polonia e Repubblica Ceca, invece, riteniamo probabile che la domanda si confermi sottotono, rendendo difficile un recupero dei volumi di vendita.
In conclusione, sulla base delle considerazioni sopra esposte e dell’andamento fin qui consuntivato, consideriamo ragionevole confermare le indicazioni fornite al mercato ad inizio agosto, ovvero che l’anno in corso si chiuda con risultati decisamente migliori rispetto a quelli del 2022, grazie alla crescita dei prezzi di vendita e a un andamento dei costi più favorevole delle attese iniziali. Il margine operativo lordo ricorrente per l’intero esercizio 2023 è atteso a 1.100-1.200 milioni di euro. 

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Indicatori alternativi di performance
Buzzi utilizza nell’informativa finanziaria alcuni indicatori alternativi di performance che, pur essendo molto diffusi, non sono definiti o specificati dai principi contabili. Di seguito la definizione di quelli compresi nella presente informativa:

Posizione finanziaria netta: rappresenta un indicatore della struttura finanziaria e corrisponde alla differenza tra le passività e le attività finanziarie, sia a breve sia a lungo termine. Quindi, comprende tutte le passività o attività fruttifere d’interesse e quelle a esse collegate, quali gli strumenti finanziari derivati e i ratei.

Indebitamento netto: rappresenta un indicatore della struttura finanziaria e corrisponde alla differenza tra le passività finanziarie, sia a breve sia a lungo termine, e le attività finanziarie a breve termine. Quindi comprende tutte le passività, una parte delle attività fruttifere d’interesse e le voci collegate, quali gli strumenti finanziari derivati e i ratei. L’indicatore è conforme alla Comunicazione Consob n. 92543/2015 e agli orientamenti ESMA32-382-1138.

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Il Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, Elisa Bressan, dichiara ai sensi del comma 2 articolo 154 bis del Testo Unico della Finanza che l'informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.

 

Contatti societari:
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